Il Piemonte è una grande regione vitivinicola, non tanto per la quantità prodotta (circa 3 mln di hl) ma per la percentuale di vini DOC e DOCG che va oltre il 45%, contro la media italiana intorno al 15%. La grande area vitivinicola è quella a sud della regione nelle provincie di Asti e Cuneo (Langhe, Roero, Monferrato).
Con poche eccezioni i vitigni principali del Piemonte sono quasi tutti a bacca rossa: NEBBIOLO, BARBERA, DOLCETTO.
      Il Nebbiolo è la base dei grandi vini rossi, quelli con lungo invecchiamento: GATTINARA e GHEMME a nord, ROERO, BAROLO e BARBARESCO a sud.
      Altri nebbioli con meno potenza e longevità sono nelle DOC BOCA, BRAMATERRA, LESSONA, SIZZANO, FARA, LANGHE.

      BAROLO e BARBARESCO sono la punta di diamante della vitivinicoltura piemontese, entrambi prodotti nella zona delle Langhe intorno alla città di Alba. Il BARBARESCO è forse più leggero ed elegante mentre il BAROLO è più potente e concentrato.
Il Barbaresco viene prodotto nei comuni di Barbaresco, Treiso, Neive e San Rocco Seno d'Elvo. Il Barolo è invece prodotto in dodici comuni, i più importanti dei quali sono Barolo, La Morra, Castiglione Falletto, Monforte d'Alba, Serralunga d'Alba.      

Tra le zone emergenti c'è il ROERO, DOCG nella provincia di Cuneo, sempre a base NEBBIOLO ma anche BARBERA, con produttori giovani e moderni che giocano le carte dell'innovazione per potersi far notare sul mercato. Qui, come nel resto della regione, c'è un vitigno a bacca bianca, l' ARNEIS, che dà vita a vini bianchi di un certo interesse.

La BARBERA è il vitigno più diffuso nella regione ma in particolare nella fascia delle Langhe e Monferrato. Ci sono denominazioni famose come la BARBERA D'ALBA e la recente DOCG BARBERA D'ASTI, La BARBERA dà un vino ricco di acidità e con meno tannini.
Altro vitigno importante è il DOLCETTO, molto diffuso in Piemonte: la sua caratteristica è quella di essere ricco di sostanze coloranti, di antociani, che danno una tonalità violacea al vino, ed è riconoscibile anche per i profumi vinosi. Rispetto alla Barbera ha minor acidità  Questi vini della tradizione rossista piemontese sono suddivisi in 7 denominazioni:
- DOLCETTO D'ALBA
- DOLCETTO D'ASTI
- DOLCETTO DELLE LANGHE MONREGALESI
- DOLCETTO DI OVADA
- DOLCETTO DI DIANO D'ALBA
- DOLCETTO D'ACQUI
- DOLCETTO DI DOGLIANI

In un panorama di vini rossi nel Monferrato compare un vino bianco di una certa importanza è il GAVI o CORTESE DI GAVI, una DOCG nella zona del comune di Gavi ottenuto da uva CORTESE (localmente COURTEIS). Il GAVI è un bianco secco leggero con un buon tenore di acidità ed un discreto patrimonio olfattivo. La base di CORTESE è anche adatta alla produzione di spumante Metodo Classico.

Esistono altre DOC meno famose come il GRIGNOLINO, un vino molto particolare da GRIGNOLINO che ha poco colore tanto da sembrare un rosato quando lo si versa nel bicchiere, ma allo stesso tempo ha sia astringenza che acidità che lo rendono difficile da abbinare se non a piatti particolarmente grassi (es: lessi).
Entrando nella vitivinicoltura astigiana troviamo un altro mondo rispetto ai grandi rossi piemontesi, una DOCG che rappresenta un fenomeno tutto italiano: l' ASTI . Contrariamente a quello che comunemente si pensa, questo vino ha una grossa considerazione tanto da renderlo uno dei più esportati all'estero (circa il 70%). E' uno spumante ottenuto da MOSCATO BIANCO, con circa 7,5% di alcol. Viene rifermentato utilizzando il filtrato dolce del Moscato, a basse temperature, e lo zucchero e i lieviti naturali delle uve nelle autoclavi con Metodo Charmat.

Altre aziende producono sempre sotto la DOCG il MOSCATO D'ASTI, un moscato naturale che è più o meno la base di filtrato dolce leggermente fermentato e imbottigliato. La gradazione alcolica è inferiore rispetto allo spumante, circa il 5,5%, è molto più dolce perché molto dello zucchero non si è trasformato in alcol ed è leggermente frizzante perché la presenza di zucchero lo fa rifermentare in bottiglia rendendolo instabile.


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